25 marzo 2011
"Crisi, le aziende isontine che ne escono fanno utili" - Il Piccolo
La villa di Opicina pignorata, i sigilli alla sede legale di Fernetti, e ora il fallimento della Mediterranean Logistic Company srl deciso dal giudice Daniele Venier del Tribunale di Gorizia su istanza dell'impresa di costruzioni che cinque anni fa ne aveva realizzato l'imponente sede. Non c'è pace per Daniele Cunja e per il gruppo di cui l'imprenditore di Opicina è punto di riferimento. La villa di via dell'Uva 1 data in garanzia alla Nuova Lubjanska Banka a fronte dell'apertura di una linea di credito di 961mila euro, è stata messa in vendita per i riflessi negativi seguiti al fallimento della "Eredi Cunja srl", la più antica società del gruppo che fin dal 1952 si occupa a Fernetti, e nella zona industriale del Lisert, di trasporti via terra, di logistica e di pratiche doganali.Ora è arrivato il fallimento della Mediterranean Logistic Company, il cuore operativo del gruppo. La srl che ha sede in via Grota del Diaul, al Lisert, era amministrata da Mira Elene Hrovatin. Il Tribunale di Gorizia ha nominato il ragionier Ariella Clemente curatrice del crac e ha convocato per il 6 luglio l'udienza di verifica dello stato passivo. La crisi che ha messo con le spalle al muro questo antico gruppo, è collegata a quella generale dell'autotrasporto che nell'ultimo anno ha visto calare in Italia del 30% il proprio giro d'affari. Nel Nord Est e in particolare sulle nostra autostrade, i Tir con targa italiana, come quelli del gruppo Cunja, sono quasi scomparsi e al loro posto sono subentrati camion turchi, bulgari, rumeni. La Mediterranean nei momenti felici aveva un centinaio di dipendenti, ridotti negli ultimi mesi a un paio di decine. Alcuni erano in cassa integrazione, altri in mobilità.(c.e.) di Giulio Garau Le aziende di Monfalcone e dell'Isontino hanno sofferto in maniera pesantissima la crisi con cali degli ordini dal 50% fino all'annullamento. Ma quelle che hanno investito in innovazione, ricerca, che hanno creduto nelle risorse umane e hanno investito sulle professionalità, sulla tecnologia degli impianti e del prodotto sono già uscite, hanno ricominciato a macinare utili con le commesse tornate a livelli del 2008. Meritava resistere fino a tardi ieri al convegno del Rotary sul tema "Uscire più forti dalla crisi" per ascoltare le esperienze, forti ed esemplari, raccontate dagli stessi imprenditori. Tutti giovani a cominciare da Simone Cagidiaco della Imr di Romans d'Isonzo (che è anche presidente dei giovani imprenditori di Gorizia, una delle aziende leader mondiali di impianti che producono rubinetti. L'Imr si è internazionalizzata, ha aperto in Cina a Shangai, a breve anche in India e Sudamerica. Ma nel 2009 ha visto la cancellazione degli ordini e ha dovuto tagliare 15 dei 35 collaboratori. Si sono salvati per la nicchia di mercato occupata e gli investimenti in formazione e innovazione. «Nel 2010 l'azienda si è ripresa - ha confermato Cagidiaco - e gli ordinativi sono cresciuti. I nostri clienti prevedono un raddoppio della prioduzione nei prossimi anni». Ed è stata addirittura toccante, con momenti volutamente tra il tragico e il comico, l'esposizione di Amos Pupin che assieme ai familiari gestisce la Micra sempre a Romans, un vero gioiello che si occupa di micromeccanica e che tra i clienti ha il Sincrotrone. Torni e frese ad altissima tecnologia, strumenti che lavorano in modo tridimensionale. Da azienda familiare ad artigiana con 35 dipendenti e che è ripartita nel 2010 con già ora 1 milione e 300 mila euro di commesse. «Chi supera la crisi supera se stesso - ha commentato Pupin - io pesavo 96 chili ed ero pieno di acciacchi. Ora ne peso solo 73 faccio 160 addominali al giorno e 50 km di corsa la settimana e gli acciacchi sono spariti». Come è uscita l'azienda? «Con continui investimenti in tecnologia e sulla qualità dei prodotti - ha detto Pupin - ma anche con un ambiente di lavoro confortevole e con la formazione. La facciamo il sabato mattina: hanno capito che bisogna andare avanti e non gravare sui costi aziendali». Per Pupin, e non era una battuta: «La crisi forse doveva arrivare prima». Ma ha impressionato anche il livello raggiunto dalla Minerva di Adriano Ruchini che oltre a guidare l'azienda di "facilities" (gestione del servizio pulizie) per gli ospedali di tutto il Fvg (400-500 collaboratori più l'indotto e un fatturato decollato dai 4 milioni del 2005 agli oltre 10 del 2009). Ruchini è anche legato alla Camera di commercio Italo-ungherese di Budapest per il settore energia, la società ha investito pure su un cantiere navale e lo stesso presidente è anche uno tra i pochi (unico italiano) valutatori di aziende a livello europeo. E che dire di Alessandro Vescovini, imprenditore con talento da leader, alla guida della Sbe di Monfalcone che realizza viti e bulloni e dà lavoro a 350 dipendenti. Anche la Sbe ha vissuto la crisi e non è stato facile. «Momenti bui quando le banche non ci scontavano più nemmeno le fatture della Fiat, che pagava con enormi ritardi, perchè si erano accumulate ed erano troppe. Un bagno di sangue con gli ordini azzerati». Ma La Sbe ha utilizzato la cassintegrazione, è uscita più forte di Prima. «Abbiamo anche acquisito un concorrente» e Vescovini ha annunciato che nel 2010 gli ordini hanno pareggiato quelli del 2008 e a febbraio sono stati raggiunti 14 milioni di fatturato. Una buona parte ottenuta con le vendite su internet. E anche la Sbe ha investito con innovazione, formazione e ricerca. Un'ora di interventi intensa. Tra le poche altre cose che merita segnalare nel pomeriggio, e anche questa raccontata da un altro giovane, come Sergio Signore, direttore dell'Azienda speciale porto di Monfalcone, la ripresa dei traffici. Anche lo scalo è uscito dalla crisi e secondo i dati degli ultimi mesi si va verso un aumento del 20-30% rispetto allo scorso anno.
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