30 giugno 2010
"Cara, l'appalto spettava alla Minerva " - Il Piccolo
GRADISCA Entro 60 giorni la Prefettura di Gorizia dovrà proporre un risarcimento del danno alla cooperativa Minerva per il mancato appalto di gestione del Cara di via Udine. A stabilirlo è la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati della società di Savogna. Dopo il dispositivo, sono state ora depositate anche le motivazioni della sentenza. Come già anticipato alla fine di maggio, i giudici del tribunale di appello amministrativo hanno dato ragione alla Minerva, ma hanno anche confermato il mantenimento del contratto di gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Gradisca fino alla naturale scadenza dell’accordo (31 dicembre) tra la Prefettura e il consorzio trapanese Connecting people. Nella sentenza viene detto a chiare lettere che allo stato di cose l’attuale ente gestore doveva essere escluso dall’appalto. In sede di verifica, prima di assegnare il contratto, la Prefettura avrebbe dovuto almeno chiedere un’integrazione di alcuni documenti. Integrazione che non c’è stata. La sentenza riporta poi altre argomentazioni. Intanto in sede di verifica Connecting people ha ridotto sei voci di costo senza spiegazioni, poi non ha indicato l’utile d’impresa, né ha spiegato la convenienza ad eseguire l’appalto senza utile d’impre-sa, quindi ha modificato una delle voci indicate portandola al di sotto delle prestazioni minime previste dal capitolato, infine non ha previsto il maggior costo orario del lavoro del personale per gli anni 2009 e 2010. Tutto questo ha permesso di presentare un’offerta più conveniente e per questi motivi il Consiglio di Stato ha sottolineato che «ricorrono gli elementi costitutivi del danno e, in particolare, la colpa della pubblica amministrazione che ha violato chiare norme di legge e di bando di gara, e prassi consolidate in sede di verifica di anomalia». Viceversa il tribunale ha respinto il ricorso di Minerva relativo al Cie, ma ha comunque riconosciuto una «condotta contraria al dovere di lealtà» da parte della pubblica amministrazione nei confronti della cooperativa isontina. L’accesso di Minerva agli atti è stato cioè ostacolato e questo ha costretto i legali della società ad articolare un primo ricorso “al buio”.
Pur respingendo l’appello, il Consiglio di Stato ha in ogni caso ritenuto che le risposte elusive della Prefettura siano state immotivate in quanto Minerva aveva un interesse all’accesso dei documenti alla luce della sua posizione di concorrente all’appalto. Permettendo un più facile accesso agli atti, rilevano i giudici, la prefettura avrebbe potuto evitare il contenzioso. Stefano Bizzi